TERRE LONTANE

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02/09/2008

INTERVISTA A BENIGNI

In occasione della visita di Antonino Benigni nella sede della nostra Associazione, abbiamo deciso di fargli alcune domande in merito alla sua esperienza di missionario a Kami (Bolivia).  

INTERVISTA A BENIGNI

COSA SA DIRCI DELL'OPERA SALESIANA A KAMI?

La Missione Salesiana di Kami è nata l'8 dicembre 1977. Copre un'area geografica molto vasta (910 kmq ) compresa nel dipartimento di Cochabamba. Tale zona è costituita da montagne che vanno dai 3000 ai 4600 metri. La stessa Kami, si trova sulle pendici di un monte (a 4000 m. di quota) dove vivono, con i propri valori culturali, circa 20.000 persone nella quasi totalità appartenenti alle etnie Quechua (gli antichi Incas) e Aymara (pre-incaici). L'aspettativa di vita e` sotto i 40 anni, alto è il tasso di analfabetismo. L'agricoltura è la principale forma di sussistenza (soya, zucchero, cotone, orzo, grano, banano) ma anche l'allevamento soprattutto di bovini. L'unica fonte alternativa alla desolante condizione economica dei campesinos era l'estrazione del tungsteno dalla miniera scoperta e sfruttata da Simon Patino, fino al 1953. Questa speranza è venuta meno, sia per il progressivo abbassamento del prezzo del materiale sul mercato internazionale, sia per l'impoverimento della potenzialità estrattiva della miniera stessa. Per queste ragioni, numerosi minatori sono stati costretti ad abbandonare anche questa misera fonte di reddito.

 

QUALI SONO STATI I PROGETTI CREATI DAI SALESIANI IN QUESTA ZONA?
Fin dall'inizio dell'attività missionaria, i Salesiani, grazie agli aiuti concreti dei nostri benefattori, hanno potuto dare vita a progetti in vari settori (sanitario, minerario, acqua potabile, strade). Ma l'attenzione maggiore viene rivolta, secondo il carisma salesiano, alla gioventù con la creazione di un Convitto in grado di accogliere circa 100 giovani, provenienti dalle lontane comunità campesine, i quali possono frequentare corsi professionali di falegnameria, meccanica, saldatura, elettricità, informatica, agricoltura, ecc.
La scuola, infatti, è stato il primo campo d'intervento della missione per le comunita` campesine particolarmente svantaggiate. Nella comunità è presente una scuola elementare, realizzata con una multiclasse di 30-40 bambini. L'anno scolastico tipico in una scuola rurale boliviana non dura in genere più di due o tre mesi, perché il maestro, con appropriato titolo di studio, riceve un magro stipendio dallo Stato ed è costretto ad assentarsi dalla scuola per svolgere altri lavori e arrotondare così lo stipendio.
La strada scelta per rendere l'anno scolastico effettivamente produttivo e` consistita nel contribuire allo stipendio dei maestri e nel migliorare l'ambiente scolastico con l'introduzione di sedie, banchi, lavagne, materiale didattico vario (libri, quaderni, penne).

 

LA CREAZIONE DELLA NUOVA SCUOLA HA PORTATO BUONI FRUTTI?

La nuova scuola ha aperto le porte della formazione professionale a tanti giovani svantaggiati di questo paese, offrendo loro istruzione, preparazione tecnica, strumenti concreti per l'avviamento al lavoro. Interessanti sono anche i corsi dopo-scuola come l'attività agraria strutturata sulla selezione delle sementi di vari ortaggi e in particolare le papas (patate), attività di allevamento di mucche da latte (cosa non semplice in quanto a causa dell'altitudine le mucche europere non riescono a portare a termine le gravidanze), attività di allevamento di trote.

 

COSA LE HA LASCIATO NEL PROFONDO QUESTA ESPERIENZA?
Vivere a stretto contatto con questi ragazzi poveri e i molti contadini mi ha dato la possibilità di apprezzare maggiormente l'operato dei nostri missionari salesiani, e in particolare Don Serafino, che giorno dopo giorno spendono tempo ed energie per l'educazione del cuore e dell'anima di tante persone bisognose e mi conferma la straordinaria importanza del contributo di tutti alla realizzazione di un sogno di pace e di libertà universale.

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